martedì 24 novembre 2009

Stamani alla radio Riccardo Cocciante cantava: “Non dico che dividerei una montagna, ma andrei a piedi certamente a Bologna, per un amico in più...per un amico in più”. Sì, va bene… ma da dove parte? Da Casalecchio lo farei senz’altro anch’io. Ma già da Pescara col cazzo… Cocciante andrebbe realmente a piedi da Pescara a Bologna per un amico in più? Con quelle gambette corte, poi,chissà quanto impiegherebbe. A pensarci bene, non credo che mi garberebbe poi tanto avere qualche amico in più. Ne ho già abbastanza, dei miei. Grazie. Nel senso che potrei scrivere un libro sulle cazzate con la C maiuscola che abbiamo combinato. Ricordo le sere d’estate, in macchina su una Fiat Regata famigliare, che era già vecchia vent’anni fa. Per il proprietario però, il mio amico Beroto, era nuova, nel senso che non ci aveva mai scopato sopra (e,se non sbaglio, sarebbe rimasta “nuova” fino alla sua rottamazione, una lugubre sera d’autunno in un frontale per le strade della collina). Ricordo che andavamo alle feste convinti di non pagare perché conoscevamo qualcuno e alla fine pagavamo lo stesso. Ci bastava sederci sul sedile davanti per esser i più fighi del gruppo. Scrivevamo sui muri, scrivevamo coi pennarelli sui manifesti alla fermata del tram, fottevamo milioni di stemmi delle macchine. Io ne avevo una valigetta piena. Ne avevo anche di rari, come quello della Seat Ronda, che era la Ritmo della Seat. Una macchina di merda, lo ammetto, ma lo stemma valeva un casino. Che una volta ci ha sgamato davanti alla piscina un avvocato che conoscevamo mentre gli stavamo staccando lo stemma delle Mercedes. Poi un giorno mia mamma scoprì la valigetta e la fece sparire. Chissà dove cazzo l’aveva buttata, però mi vergognavo a chiederle dove erano finiti i miei stemmi, così feci finta di niente.
Ricordo le chiacchierate in macchina dove, complice una canna o due, si filosofeggiava per ore sullo stesso inutile argomento. Tipo che fra il Fernet e lo spumante passa un po’ di differenza, ma c’è chi non se ne accorge. O sul perchè Superman si dice Supermen, Spiderman si dice Spaidermen ma Batman non si dice Batmen. Tutti dicono Batman, a parte mia nonna che dice Batmen o Barman, ma in compenso dice Superman e Spaiderman. E poi le corse per tornare a casa, lanciati nel traffico della notte. Viaggiare alla velocità di un drago squartatore fra luci di stop e semafori insolenti. E nel tripudio della cassa-rullante accorgersi d’esser Dio immortale, che proprio niente ti può vulnerare. Poi,una sera come tante altre, vai a dormire e ti svegli a 30 anni. E pensi che ora non si può prender più per il culo nemmeno Mino Reitano perché è morto. Vedi, 10 anni fa mica era ancora morto, lo si poteva prender bellamente per il culo senza timore d'esser fulminati dal suo spettro.
Oggi sono proprio malinconico.
Cazzz
Oggi mentre attraversavo la strada per andare a lavoro una volante della polizia è passata col rosso e un vecchietto accanto a me ha detto: “E io pago!”.
"Ma cazzo paghi?!?" Sono passati col rosso, mica ti hanno rubato l'autoradio.

venerdì 20 novembre 2009

E’ una notizia di ieri. Gli italiani impazziscono per i social networks. Facebook, Myspace ed altre banalità simili, l’importante è “far community”. Anche io, come miliardi di altri stronzi perdigiorno su questo pianeta, ho il mio bravo account di Facebook. Mi sono anche iscritto a Myspace ma non so come si usa e poi Facebook è meglio perché ci sono tante foto di gente che non vedi da 20 anni. Anche io, come miliardi di altri stronzi perdigiorno su questo pianeta, sono andato alla rimpatriata mangereccia delle elementari. Anche io, come miliardi di altri stronzi perdigiorno su questo pianeta, stento a rendermi conto che Facebook, come tutte le community, è concepito per minorati mentali ed è popolato da minorati mentali che tentano di chiavare quanti più esseri viventi possibili.
Io però purtroppo non amo chiavare con minorati mentali e in ogni caso non ne ho la necessità imminente. Sto bene così e non mi serve altro. Vorrei solo pubblicare le mie informazioni e condividerle con i vecchi amici, non mi interessa mettere le foto della vacanza al mare o della festa in discoteca quando sono lordo per far vedere che sono figo o che ho tanti amici. Non me ne frega un cazzo. Forse perché tutto sommato sto bene con me stesso e con le persone che ho a fianco, cazzo ne so. Sta di fatto che, sarò banale, ma mi bastano gli amici che ho e mi basta chiavare chi chiavo.

mercoledì 18 novembre 2009

Vorrei dire una cosa alle donne. Sempre che qualche donna visiti questo blog, cosa sulla quale nutro fondati dubbi.
Insomma, molte ragazze credono che noi maschi ci asciughiamo la punta dell'uccello con un lembo di carta igienica dopo che abbiamo fatto la pipì. Bè, vorrei dire una cosa. Non è vero. Nessuno lo fa. E' una cosa che vi lasciamo credere, visto che lo date così per scontato. Per farvi schifare un po' meno. I più se la cavano con una rapida sgrullata. Altri, come i professori di economia, ripongono il pipino ancora gocciolante nelle mutande, con il risultato di ottenere sulla biancheria intima una bella medaglia d'oro da mostrare con orgoglio.
Basta cazzo! Basta!!! Non posso e non devo farmi condizionare così la vita da un branco di stronzi e puttane sclerotiche. Avete fatto male a mettermi in mezzo, lasciatemi perdere... da oggi in poi per voi io sono morto, avete capito luridi figli della minchia?

martedì 17 novembre 2009

c'è un antico proverbio marchigiano che recita

"Lassa fà, lassa fà, se retrevò la mogghie prena"

venerdì 13 novembre 2009

Vi siete mai imbattuti in “Quando vien la sera”, il sito degli amici di Wilma De Angelis? Si, avete capito bene. Qualche testa di minchia di cicciobirbo fetente ha creato un sito di fans di quella vecchiazza rinsecchita padellara di Wilma.

Fra le news più importanti che potete trovare all'interno del sito, c'è che Wilma da qualche tempo ha scoperto la passione per il computer e per il web ed è per questo diventata Testimonial per i corsi di alfabetizzazione che Microsoft organizza nelle varie città per aiutare i non più giovanissimi ad avvicinarsi a questo grande mezzo. Inoltre ci dicono che Wilma ha pubblicato l’attesissimo calendario dell’avvento. Il sito poi prosegue con una ricca sezione dedicata alla posta per Wilma. Parlo di questo perchè utimamente mi sento proprio uguale a Wilma, nel senso che ricevo un casino di messaggi dai miei ammiratori. C'è un po'di tutto e non nascondo che la maggior parte di essi è composta da incallite checche in cerca di facili avventure. Oggi ad esempio mi è arrivata una lettera da Piacenza, firmata Moana P, in cui mi si chiede se posso scrivere ricetta prelibata chiara e semplice da realizzare magari proprio per il cenone del 24. Vi è una richiesta che però più delle altre si ripete. In quasi tutte le lettere mi viene esplicitamente chiesto di parlare di un argomento.
Le caccole.
Sappiamo tutti che le caccole sono gli escrementi di piccole dimensioni prodotti dal nostro organismo e secreti dal naso, dalle orecchie e dagli occhi. La consistenza può variare in funzione del grado di idratazione, può essere collosa o a volte friabile.Il muco prodotto dalla mucosa nasale viene trasportato verso le narici dalle ciglia. In riferimento all'umidità dell'ambiente, il muco perde gran parte dell'acqua di cui è costituito e di conseguenza si formano le note crosticine friabili e/o filamentose.

Etimologicamente parlando,la parola caccola si presenta in questo modo:
CACCOLA (diminutivo della parola "cacca") deriva dal latino "cacula" (vd. Cacare e cfr. Cacheroso e Squacquerare). Sterco che rimane attaccato ai peli delle pecore; per estens - Escrementi del naso, degli occhi, o d'altre parti, che rimangono attaccati ai peli.
Quindi per associazione potremmo dire che anche i tarzanelli, benchè composti da merda e non da moccio, entrano a pieno titolo nella grande famiglia delle caccole. Ma questo è un discorso che affronteremo più avanti.

Sulle caccole s'è detto di tutto. Che possono influire sulla cescita ormonale degli adolescenti, che hanno sapore di temperino, che allungano il naso, che sono il sale della vita, ecc...
C'è chi dice che i veri amici siano quelli ai quali puoi dire che hanno una caccola incrostata fuori dal naso. Così come c'è chi, per difendersi dai nemici, tira loro le proprie caccole.

La verità è che caccole e bambini sono migliori amici. Almeno, per me era così.
Ricordo ancora nitidamente il primo giorno di scuola. A un certo punto la maestra, stufa di vedere bambini con le dita nel naso, iniziò a redarguire gli insoliti bricconi. Io però come altri continuavo a scaccolarmi imperterrito e allora lei disegnò col gessetto un enorme camino sulla lavagna, dicendo "Bambini, da grandi non vorrete mica fare gli spazzacamini, vero cazzo??". Ricordo anche che i banchi di scuola, dalle elementari al lieco e a pensarci bene anche all'università, nella parte inferiore sono zeppi di caccole. Il mio gioco preferito era ad esempio quello di creare una costellazione. In quarta elementare avevo già creato l'Orsa Minore, ma poi a marzo la maestra mi cambiò posto, facendomi così buttare all'aria 4 anni di duro lavoro.
Poi crescendo, così come succede ai bambini con la limpida immaginazione, ho perso il mio particolare feeling con le caccole. Non ho più ricordi, nella vita adulta, di incontri ravvicinati con qualche caccola. Anzi, a pensarci bene uno c'è.
Una volta, a 18 anni o giù di lì, stavo tornando a casa da una festa alla Cascina Scagnellosky di Rocca Canavese. Ero solo alla guida, profondamente sbronzo. A un tratto, per non addormentarmi, ho tirato fuori dalla narice sinistra una caccola gigate e ho inziato a disquisire con lei circa la Critica della ragion pratica di Kant. Era una bella caccola, di quelle enromi tutte appiccicose, con molte argomentazioni. Nel bel mezzo dell'animata discussione, ai 160 sulla statale dal fondo umido, mi fermò una pattuglia di carabinieri. Io non riuscivo a disfarmi della caccola che non accettava il fatto di troncare sul più bello la conversazione. Dopo un lungo tira e molla sono riuscito ad appiccicarla alla patente prima di mostrarla all'incazzuso militare. Quando il caramba mi ridiede il documento la caccola non c'era più. Ancora oggi non c'è giorno in cui io non pensi a lei e da allora ho deciso che non mi sarei mai più comportato in maniera così vile con le creature terrestri.

mercoledì 11 novembre 2009

porco troio d'un cristobal, a vivere a Torino un vantaggio ci sarà: di galli che cantano non ne è rimasto nemmeno uno. Parola di francesco amadori.

lunedì 9 novembre 2009

Capodanno s'avvicina e alcuni fottuti tamarretti con gli stivaletti e il bomber hanno già iniziato a far brillare qualche petardo nei giardini della zona.
Voglio dire a voi, sì proprio a voi cari degenerati che vi divertite con la polvere da sparo, che giocare col fuoco può esere molto pericoloso.
Ve lo dice uno che una volta era uno di voi, ma che ora non lo è più dopo aver perso il suo cane: gli hanno infilato un raudo sotto il cappottino invernale. Lui non se n'è accorto e il raudo è scoppiato. Dallo spavento se l'è data a gambe, anzi a zampe, e non l'ho più trovato. Mi ha scritto una lettera dal Brasile dicendo che ora sta bene, vive a Copacabana e lavora in un ristorante. Dice anche che dopo quel che è successo quel giorno, dell'Italia non ne vuol più sapere: non tornerà.
Tornando al vostro brutto vizio, oltre che essere un gioco pericoloso,può avere conseguenze spiacevoli. Il mio amico Attilio Gigiardo (Pelato Bastardo) ha fatto diventare la mamma una torcia umana con la scintilla di un fischione sibilante. La pelliccia in acrilico 100% l'ha fottuta, ha preso subito fuoco come un cerino.
Il problema è che i petardi possono causare danni sia su di voi(e per me ognuno è libero di fottersi le mani e la vita come meglio crede),sia sugli altri(il che è riprovevole). Per cui,se proprio non riuscite a fare a meno di questi simpatici diversivi ludici,abbiate almeno l'accortezza di non sparare in vicinanza di persone anziane, animali, sfigati e candidati dell'Udeur. E come ultima richiesta... beh,magari non usate petardi che superino la potenza di un megatone!!!
Magari accontentavi di piccoli botti,di quelli che non fanno male a nessuno,vedrete che vi divertirete comunque.
Grazie per la vostra attenzione e ricordatevi che per festeggiare con le bollicine non è necessario lo champagne ma è sufficiente un bel bicchiere di gassosa.